Omaggio al prof. Gigino (Luigi Di Lieto)

     Gigino Di Lieto, nato a Minori (SA) il 05 Ottobre 1919, Direttore Didattico in pensione, molto conosciuto nell’ambiente magistrale salernitano e fuori sia per militanza A.I.M.C., sia per luce propria. I suoi scritti, mettono in luce, in uno stile pulito espressivo ed essenziale, grandi capacità inventive nel ritrarre luoghi e nel creare personaggi indimenticabili, sapientemente collocati nel loro contesto umano, culturale e sociale. Si direbbe che dalla penna di Don Luigino vengono fuori personaggi nitidi come le scene migliori dei suoi quadri ispirati al paesaggio della Costiera. Non so se la sua vocazione si sia espressa prima nella pittura  o nei suoi suggestivi racconti, ma i suoi scritti, dal 1979 in poi, hanno la freschezza dei limoni della sua Costiera e la fragranza delle cose semplici intrise di umana e nuda verità.

ha scritto:

C’era una volta un paese 1979,   Cunti antichi della mia terra 1989,  Spigolando nella memoria 1994,  Vedova bianca 1996, Così parlò il nonno 1998,  Parliamone fra noi 1999, Minori operosa 2000,  Un maestro racconta 2001,  Novecento in Costiera 2003, Leggere leggero 2005,  Spigolature 2006, Paranze 2007, Antologia dei ricordi 2009, Pensieri in libertà 2010, Autobiografia del signor Tizio 2011, Un po’ di poesia 2012, l’Orfana 2013, Essere padre essere figlio 2014

ha presentato:

a Salerno collettiva 1973,  a Salerno personale 1974,  a Minori collettiva 1976,  a Minori personale 1977, a Scala personale 1977,  a Salerno personale 1978,  a Minori pro Ass. Ital. Ricerca sul Cancro 1993, a Minori pro Ass. Ital. Leucemia 1995,  a Minori pro UNICEF 1998,  A Minori pro Cattedrale 2001, a Minori pro erigenda statua al monumento 2003,  a Salerno pro orfani di Nassiriya 2004, 1° Premio al Concorso letterario/artistico,   Città di Tramonti 2004,   2° Premio al Concorso letterario/artistico  Città di Tramonti 2005,  1° premio Concorso Unpli 2006,  1° premio Concorso Unpli 2007,  Pro Loco in città 2010, Pro Loco in città 2011, Concorso Nazionale Salva  la tua lingua locale – Unpli 2013. 

PAESE MIO

Paese mio! Questo possessivo, per quanto sincero, spontaneo e “gratuito”, è poi obiettivamente vero ? Io, infatti, mi chiedo: Com’è che ti appartiene ? Non l’hai comprato, non ti è costato sacrifici e lavoro come la casa che è “tua”. Non hai affrontato sacrifici, goduto e sofferto come per i figli che per tutto ciò, più che per averli concepiti, tu dici “miei”. Non hai sperato, goduto e pianto, sbagliato e talvolta vinto in simbiosi con la sposa che perciò chiamasti “mia”. Non gli hai dedicato il tempo, lo studio, l’amore per quelli che aiutasti a farsi uomini per cui puoi dire “la mia scuola”. Tutte cose “mie” che mi costituiscono come persona, mi appartengono in modo esclusivo, non le condivido, né potrei anche se lo volessi. Il paese no! non appartiene a me, a me solo. E’ di tutti i paesani e dei non -paesani- che hanno imparato ad amarlo. E’ di tutti quelli che lo hanno lasciato, ma non abbandonato, il cui cuore batte per la terra natia. E’ di quanti qui dettero il primo vagito, di quanti vi lavorano, vi patiscono, vi amano. Di quanti tutto ciò fecero e – se ne hanno memoria come io spero – continuano ad amarlo dai giardini del Cielo ! Ciononostante, questo paese è “mio”. Eccolo che s’affaccia dalla quinta di Capo d’Orso il sovrano di questo cielo, il regista di questa scenografia che non ha pari ! Eccolo, rosso, gigantesco, splendido, generoso di luce, calore, vita ! Sorge per te, Torre Paradiso, più Paradiso che Torre; Brucia sull’orizzonte per dare fuoco d’amore alle tue case, agli incredibili verdi della tua collina. Le case, una appoggiata fraternamente all’altra, bianche d’un bianco potente, straripante, perfino irriverente rispetto ai toni morbidi, modesti e intimi delle facciate in ombra. Mi ubriacano di luce, di speranza, di ottimismo per il giorno che viene e mi suggeriscono un alleluia a Colui che giorno dopo giorno in tutti noi opera il miracolo della vita ! Per questo inimitabile spettacolo di luce che ogni mattina mi regala, questo paese è “mio”; meglio, io sono suo, gli appartengo come gli appartengono i giardini a mare, i vicoli, gli agrumeti, la spiaggia, la Cattedrale. Gli appartengo come appartengo a mio padre e, come mio padre, questo paese è mio ! In nessun posto del mondo la gente ti saluta così : Un accenno di sorriso, una spontaneità, una grazia che nascondono affetto … e ricambi affetto rispondendo. Eccoli in giro per lavoro, per un appuntamento, per svago: Andrea, Carlo, Sofia, Nicola, Trofimena,Anna… di tutti, più o meno, conosci la storia, le gioie e gli affanni e spontaneamente condividi. E’ come entrare in comunione, un associarsi, personalizzare l’alterità, vivere più vite in una, dilatarsi in molteplici direzioni ! C’è una luce negli occhi di quanti, alunni o colleghe, hanno vissuto con me una lunga o breve stagione pedagogica. Ricordo gli occhi arrossati di quelli che mi abbracciavano quando il mio cuore grondava dolore e le mie lacrime si fondevano alle loro, mentre voci amiche aleggiavano in preghiera nell’immensa volta della nostra incredibilmente bella Cattedrale. In questa chiesa che è il cuore di Minori, tutti abbiamo ricevuto le stimmate della fede; qui i nostri avi han ricevuto e noi riceveremo il viatico per il mondo senza tempo. In questa grandiosa architettura, frutto di sudori e di devozione, mi sento fratello di quanti con me cercano nei misteri della fede la ragione della vita, il senso dell’essere. E’ qui che mi sento più autenticamente paesano, sento che questo paese è “mio” ! Paese mio, non mi restano che spiccioli di tempo per godere di questa misteriosa appartenenza. Io, però, spero che il Padre, come volle che schiudessi qui la mia vita, così mi conserverà per sempre, vivo e palpitante, il ricordo di questo lembo di paradiso !

a Torre

Torre,

la zagara e il mirtillo

danno alle tue zolle

la poesia dolce

che a Virgilio ispirò

il suo più bel poema !

Torre,

diapason di musica

di cui la costa vibra,

vibrano i tralci

che l’oro dei limoni

tendono al sole !

Torre,

pietre alte e vetuste,

paradiso che Torre Paradiso

di rimpetto abbraccia

come sorella antica.

Verde è la tua collina,

il verde suda ancora

degli avi le fatiche.

Apri le tue finestre

sullo smeraldo immenso,

aprile questa notte

la luna l’inargenta.

Nei sogni tuoi le ninfe

Sull’onde del mistero

ti culleranno !

Torre,

come al suo cuore antico

Minori guarda a te

bastione armato solo di bellezza

di mezzogiorno al sole

ornato d’oro fino

e sol ti dice “! Vale

amico della notte e del mattino.